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La prevenzione dei disturbi di apprendimento

 attraverso la psicomotricità neurofunzionale e la sua articolazione con il linguaggio


Di Elena Simonetta psicologa, psicoterapeuta, Presidente del CEDA (Centro Europeo Disturbi Apprendimento)

“Le funzioni psicomotorie e le funzioni cognitive corrispondono a due insiemi funzionali differenti. Lo sviluppo delle funzioni psicomotorie è fondamentale per l’educazione cognitiva del soggetto in quanto l’evoluzione delle seconde è tributaria dello sviluppo delle prime. La relazione tra i due ordini di funzioni si trova nell’articolazione tra ciò che è proprio dell’esperienza corporea vissuta con l’attività propria delle strutture mentali. Le funzioni cognitive sono infatti di due tipi: le funzioni percettive legate alla motricità, su cui si basa e evolve lo sviluppo del “mentale”, e quelle di carattere puramente mentale come il linguaggio, la funzione simbolica, la logica.
L’ articolazione tra i due ordini di funzioni cognitive avviene attraverso l’acquisizione della lettura, della scrittura e del calcolo, perché interagiscono i prerequisiti psicomotori e la funzione simbolica. Gli apprendimenti metodici di lettura, scrittura e calcolo, pongono i bambini all’inizio della scolarizzazione primaria nella necessità di possedere particolari condizioni funzionali di base che sono i prerequisiti. “…. Dal mio libro : Io non imparo perché sto male edito nel 2007.


INTRODUZIONE: LE BASI PSICOMOTORIE DEGLI APPRENDIMENTI SCOLASTICI

La legislazione scolastica, riguardante l’età di accesso del bambino alla scolarizzazione obbligatoria, pone nuove problematiche rispetto ai contenuti dei programmi ed alle scelte didattiche degli insegnanti: diventa sempre più importante la possibilità di verificare il possesso dei prerequisiti funzionali all’apprendimento. Questo articolo vuole sottolineare l’importanza di una corretta evoluzione delle funzioni psicomotorie quale elemento di prevenzione dei disturbi di apprendimento e del conseguente disagio scolastico infantile.


PREREQUISITI FUNZIONALI ALL’APPRENDIMENTO SCOLASTICO

I nuovi apprendimenti metodici di lettura, scrittura e calcolo, i nuovi orari, i nuovi ritmi di vita, pongono i bambini di circa sei anni in condizioni particolari, che possono indurre reazioni affettive negative legate a difficoltà che possono nascere proprio dal confronto con queste nuove esigenze.
Bambini normodotati dal punto di vista intellettivo possono incontrare problemi nell’apprendimento perché non hanno ancora raggiunto lo stadio di sviluppo delle funzioni psicomotorie, cioè motorie, corporee, sensoriali, percettive, adeguato al livello richiesto per apprendere.
Oltre ai prerequisiti di tipo psicomotorio, vi è poi quello della padronanza della lingua materna che si colloca tra le problematiche legate all’ambiente familiare. Adriana Davoli nella sua dispensa “In preparazione all’insegnamento della matematica in prima elementare: proposte di valutazione delle difficoltà e delle capacità potenziali” nel 2002, scrive che lateralizzazione, equilibrio e organizzazione spazio-temporale sono caratteristiche comportamentali di tipo generale che i bambini devono possedere all’ingresso della scuola elementare. Le Boulch scrive nel suo testo “L’educazione psicomotoria nella scuola elementare” : …. “I problemi posti dalla strutturazione percettiva, collegata al movimento, svolgono un ruolo fondamentale nella genesi delle difficoltà nella matematica.”…….. e più avanti :….. “il bambino di 7 anni, il cui sviluppo psicomotorio si è svolto normalmente, accede a uno spazio percettivo euclideo di natura intuitiva, prodotto già complesso di un’attività senso - motoria che si basa sull’insieme dell’attività motoria del bambino. Ma c’è uno scarto di parecchi anni tra questa percezione dello spazio, che si prolunga attraverso la possibile utilizzazione di immagini riproduttive e la rappresentazione mentale di uno spazio orientato, a partire dal quale le immagini anticipatorie permettono di situare gli oggetti, gli eventi e le loro trasformazioni. Per fornire un’adeguata teoria dell’intuizione geometrica bisogna dunque dissociare lo spazio percettivo dallo spazio rappresentativo.”……
La comprensione della geometria quindi, può avvenire solo se sono evoluti altri molteplici aspetti della organizzazione e rappresentazione degli elementi dello spazio: il riconoscimento delle forme, la discriminazione delle dimensioni, l’apprezzamento delle traiettorie e la loro interazione. L’aritmetica si basa su acquisizioni concrete e operative riguardanti il contare, che corrisponde al riconoscimento successivo e progressivo di quantità. L’organizzazione spazio-temporale è alla base della acquisizione della matematica, in quanto la numerazione è una successione di elementi nel presente, come lo è la percezione temporale. L’allineamento delle cifre è alla base della possibilità di realizzare i calcoli matematici rispettando, con la giusta collocazione, i rapporti di quantità numerici. Così come l'accesso ai concetti ed alla sintassi presuppone un orientamento e una strutturazione spazio-temporale precisa, l’accesso al calcolo e all’analisi dei compiti matematici, non può essere realizzato che a partire da una padronanza totale nell’orientamento e nella strutturazione spazio - tempo. Il bambino che ha avuto la possibilità di confrontarsi con un ambiente familiare dove il linguaggio è stato sufficientemente ricco, si trova in condizioni di vantaggio rispetto al bambino cresciuto in ambiente meno favorevole da questo punto di vista. Il linguaggio infatti, tanto sul piano fonetico - fonologico che su quello della sintassi, rappresenta una condizione favorente gli apprendimenti scolastici. Un altro fattore di base per l’apprendimento è lo sviluppo della funzione simbolica che corrisponde al livello intellettivo del bambino. A seguito di osservazioni sul Quoziente intellettuale, si è notato che la possibilità per il bambino di passare dal codice sonoro a quello visivo - grafico si situa attorno al livello di Q.I. di 70, mentre al di sotto il bambino trova problemi quasi insormontabili per imparare a leggere, scrivere e far di conto. Il livello di Q. I. viene misurato con delle prove standardizzate e uguali in tutto il mondo; un adeguato sviluppo psicomotorio e psico - linguistico lo possono far crescere, così come uno sviluppo non adeguato all’età lo può far diminuire. E’ uso comune preparare il bambino alle difficoltà della scolarizzazione anticipandogli gli apprendimenti scolastici di almeno un anno. Occorre invece precisare con molta chiarezza che nel periodo precedente la scolarizzazione è necessario potenziare al massimo le possibilità individuali nelle tre categorie di prerequisiti funzionali sopraccitati, con particolare riguardo ai fattori psicomotori, che giocano un ruolo fondamentale nello sviluppo del bambino, come si vede in particolare dal lavoro del Le Boulch in Francia.

LE FUNZIONI PSICOMOTORIE BASE DELLO SVILUPPO COGNITIVO

Le funzioni psicomotorie sono manifestazioni dell’attività del sistema nervoso centrale e si sviluppano dalla nascita fino all’adolescenza, ciò significa che lo sviluppo psicomotorio si prolunga durante tutto il periodo della scolarità obbligatoria, superando l’arco della scuola elementare. Come dimostrato dai lavori dei francesi Le Boulch , Vayer e Soubiran. Le funzioni psicomotorie devono svilupparsi in questo periodo insieme alle funzioni sensoriali e percettive che si trovano alla base delle “funzioni cognitive” rappresentate dalla ricezione sensoriale dell’informazione, dalla relativa organizzazione percettiva e dal prolungarsi della strutturazione percettiva con la rappresentazione mentale. L’insieme di queste funzioni cognitive e la sua interazione con le funzioni mentali quali la logica, origina l’evoluzione dell’intelligenza, da quella senso-motoria fino a quella operatoria, secondo la descrizione di Piaget. Obiettivo dell’attività psicomotoria collegata allo sviluppo del linguaggio è quello di consentire uno sviluppo regolare della funzione simbolica, verbale e grafica, collegata con la rappresentazione mentale della realtà corrispondente.

LA FUNZIONE SIMBOLICA

Esistono due forme di funzione simbolica: la funzione simbolica verbale che si traduce nel linguaggio e la funzione simbolica grafica che si traduce nella scrittura, compresa la scrittura dei simboli numerici, il disegno appartiene alla categoria del grafismo rappresentativo, non simbolico. La funzione simbolica verbale si sviluppa tra il primo ed il secondo anno di vita e quella grafica con qualche anno di ritardo rispetto alla prima. I primi scarabocchi infantili, insieme al disegno dell’”omino” (rappresentazione grafica dello schema corporeo), corrispondono al primo manifestarsi del grafismo. L’esercizio della funzione simbolica grafica è anche tributaria dell’affinamento motorio della coordinazione oculo- manuale, prolungamento sul versante motorio del problema percettivo visuo - spaziale. Questo fatto dimostra come la motricità sia legata agli apprendimenti e quindi come la sfera psicomotoria infantile sia determinante nel consentire il confronto con i problemi posti dalla scolarizzazione. L’altra condizione necessaria per leggere e scrivere è la soluzione dei problemi che si pongono a livello percettivo temporale per quanto riguarda la successione dei differenti suoni e segni, in modo da realizzare naturalmente il passaggio dal codice sonoro a quello grafico. Questa potenzialità è organizzata in funzione dell’evoluzione di una funzione psicomotoria che è quella spazio-temporale. Lo sviluppo della funzione simbolica è quindi tributario di quello psicomotorio, sia sul versante esterocettivo, cioè delle informazioni che provengono dall’ambiente esterno, ma anche su quello dello sviluppo percettivo rivolto verso se stessi, cioè la percezione del corpo proprio. Per passare dal codice sonoro al codice grafico, e viceversa, bisogna possedere la funzione di percezione e quella simbolica in entrambe le sue manifestazioni.

L’ORGANIZZAZIONE SPAZIO-TEMPORALE

Adriana Davoli scrive che i prerequisiti per l’apprendimento della matematica all’inizio dell’età scolare riguardano innanzi tutto l’educazione alla razionalità globale. L’intervento educativo deve essenzialmente scandagliare le potenzialità che predispongono all’apprendimento della matematica, cercando di mettere in rilievo due aspetti. Il primo aspetto riguarda la capacità di affrontare razionalmente le situazioni; il secondo si riferisce alla capacità di utilizzare la lingua materna per facilitare vari tipi di collegamento con l’aspetto linguistico della matematica. La stessa Davoli spiega che è importante per il bambino “prendere coscienza dei procedimenti logici naturali”. Inoltre scrive ancora che i “Prerequisiti per l’apprendimento della matematica all’inizio dell’età scolare” devono consistere in una normale Lateralizzazione (saper scrivere le cifre nel senso corretto del grafismo, orientandole in modo preciso) e nelle capacità di imitazione, riconoscimento percettivo (uguaglianza, similitudine), organizzazione spaziale e temporale (concetti topologici, equivalenza, ordine), equilibrio (uguaglianza, misura, maggiore, minore), abilità linguistica (uso di lessico tecnico, uso di simboli), memoria a breve e lungo termine, pensiero divergente, (analogia, astrazione), curiosità, interesse, concentrazione, progettazione (apertura alla realtà, problemi, dimostrazioni), corrispondenza biunivoca, cardinale, ordinale (numeri naturali), classificazione (relazione di equivalenza, numeri naturali), ordinamento (relazioni asimmetriche), operazioni, trasformazioni (operazioni aritmetiche, geometria delle trasformazioni), abilità nel gioco con regole (problemi, algoritmi), uso di simboli. La Davoli (2002), presentando gli aspetti collegati alla scuola primaria ribadisce che: “Nella scuola primaria è importante il collegamento esistente tra manipolazioni concretamente effettuate su oggetti (in ordine ad un fine) ed operazioni aritmetiche. L’ardua astrazione del sistema numerico decimale posizionale può comportare una carente conoscenza di questo sistema stesso, che può determinare casi di “discalculia”. Dalle manipolazioni concrete alle operazioni mentali espresse in italiano e poi in linguaggio “tecnico simbolico”, si va verso le operazioni aritmetiche. Un passaggio mal condotto attraverso questi step può determinare casi di “discalculia”. Sono altresì importanti le operazioni mentali alla base delle quattro operazioni aritmetiche. Questi sono elementi del pensiero matematico a cui educare per creare le premesse di un buon approccio alla matematica, in prospettiva, anche ad un livello superiore a quello elementare: il primo riguarda la ricerca di risposte “certe” a domande sulla realtà. La seconda è collegata all’organizzazione mentale attraverso strutture e concetti sempre più astratti e generalizzati; la terza è correlata all’uso di linguaggio tecnico non ambiguo con regole rigide, e uso di simboli.”……
La percezione spazio-temporale si colloca all’interno delle funzioni psicomotorie quale percezione delle informazioni del mondo esterno che consentono al bambino di conoscere l’ambiente che lo circonda e le sue caratteristiche. I campi percettivi sono in realtà due: la percezione spaziale che riguarda le forme, dimensioni, traiettorie attraverso il passaggio dallo spazio “topologico” , fondato solo sui rapporti di vicinanza e contiguità, a quello “euclideo” dove si articolano i vari aspetti geometrici. Mentre la percezione temporale riguarda le durate ed il successivo nel presente, vere condizioni di base per consentire il passaggio dal codice sonoro al codice grafico corrispondente, mantenendo l’aspetto del valore temporale di ciascun suono che diventa segno.
Anche il linguaggio, che si articola in una successione di suoni, necessita per il suo sviluppo sia espressivo che comprensivo, della capacità percettiva di saper cogliere ciò che si succede cronologicamente a livello sonoro. Questi due aspetti percettivi si trovano quindi ad essere prerequisiti dell’organizzazione temporale dei suoni nella lettura e della successione delle microforme spaziali nella scrittura. Quindi sono utili esercizi di tipo ritmico e temporale sia alla scuola dell’infanzia che all’inizio di quella primaria.
La professoressa Davoli pone ancora l’accento sul collegamento e sul forte impatto del linguaggio sull’insegnamento e l’apprendimento della matematica e traducendo Stella Baruk (1985) scrive ancora: “….Dapprima vi sarà la lingua materna, quella della parola sentita in casa, o nella sua strada,…………poi viene la lingua che si parla nei luoghi in cui s’insegna, lingua ufficiale, lingua dotta, con la vocazione di mettere in comunicazione tutti gli individui di uno stesso paese,……poi vi

sono le lingue dei saperi. L’ignoranza di queste tre forme distinte di linguaggio, ma presenti simultaneamente, sta alla base del fallimento, in particolare, dell’insegnamento della matematica……La terza lingua si costruisce sulle due precedenti. Dunque è la lingua materna che assicura la circolazione del senso. E’ attraverso questa che bisogna farsi capire, ed è attraverso
questa che è bene controllare ciò che essa permette di capire. La lingua materna è il primo luogo del pensiero organizzato di astrazione e di concettualizzazione.”……


LA PERCEZIONE DEL CORPO PROPRIO BASE DELLA RAPPRESENTAZIONE DELLO SCHEMA CORPOREO

A partire dai 3 / 4 anni matura una nuova funzione psicomotoria: l’interiorizzazione. Questa nuova funzione consente al bambino di portare l’attenzione all’interno del proprio corpo, e quindi di poter percepire le proprie differenti caratteristiche corporee. La percezione del proprio corpo va ad integrare le informazioni percettive esterocettive relative all’ambiente, completando il bagaglio d’informazioni sensoriali necessarie per un buon sviluppo cognitivo.
La funzione d’interiorizzazione si sviluppa durante tutto il periodo della scuola dell’infanzia , in cui il bambino è così impegnato ad “ascoltare” e “recepire” tutto ciò che gli proviene dal corpo, che gli psicoanalisti hanno chiamato questo periodo: “narcisistico secondario”. Viene così costituendosi l’immagine del corpo, o schema corporeo, vero elemento di base per facilitare gli apprendimenti scolastici. Il bambino deve imparare a scoprire, riconoscere, localizzare le differenti parti del corpo, ed a verbalizzarle. Le tappe percettive di questo riconoscimento sul piano cronologico sono le seguenti: per prima avviene la “scoperta e verbalizzazione delle differenti parti del corpo”, dove vengono messe in relazione le parti corporee sulla base dei rapporti di vicinanza e contiguità , e quindi sul piano topologico spaziale. Poi avviene la scoperta e verbalizzazione degli assi di simmetria corporei. La progressiva differenziazione consente il riconoscimento dell’asse trasversale, poi di quello sagittale e per ultimo quello longitudinale. Proprio quest’ultimo asse, che comporta il riconoscimento della destra e della sinistra del proprio corpo, consentirà al bambino di riconoscere il miglior funzionamento di una parte del corpo rispetto all’altra, alla base del concetto di lateralità, e di associare a ogni emisoma il nome corrispondente: processo di lateralizzazione. Solo a partire dall’avvenuta lateralizzazione il bambino potrà, subito dopo, orientarsi nello spazio esterno prendendo come punti di riferimento le lateralità del suo corpo. Questa conoscenza del proprio corpo sarà tanto più interiorizzata quanto più viene sollecitato l’insieme dei campi percettivi: vista, tatto, udito, senso cinestesico, relativo al corpo. La funzione d’interiorizzazione permette all’immagine del corpo di non essere solo visiva, ma anche cinestesica, cosciente, quindi “sentita”, grazie a questa forma particolare di attenzione rivolta verso di sé. A partire da questa attenzione interiorizzata il bambino potrà localizzare finemente anche i propri movimenti e giungere a nuove possibilità di coordinazione motoria adatte al grafismo. A seguito di ciò migliora anche la capacità di rappresentarsi mentalmente il corpo che si manifesta nel miglioramento del disegno “dell’omino”, si arricchirà sempre più di particolari, tanto da essere considerato dalla psicologia contemporanea il corrispondente grafico dell’immagine mentale cognitiva del corpo, in cui si esprime anche una grossa componente affettiva .

L’ORIENTAMENTO DEL CORPO NELLO SPAZIO

L’orientamento nello spazio esterno: nell’aula, nella scuola, nel quaderno, sulle figure del libro è quindi strettamente tributario della presa di coscienza dell’asse longitudinale del proprio corpo e della capacità di discriminare le due parti sinistra e destra e di denominarle correttamente: questo corrisponde al processo di lateralizzazione. L’orientamento del “corpo proprio” non può effettuarsi se non basandosi sulla presa di coscienza della propria prevalenza motoria, quale punto di riferimento per orientarsi su di sé e nello spazio a partire da sé. E’ indispensabile, quindi, che la prevalenza si stabilizzi così da rendere interiorizzata l’acquisizione della lateralità in quanto presa di coscienza della propria destra della propria sinistra nel corpo. L’orientamento quindi nasce da riferimenti corporei, al di fuori del nostro corpo non esiste né destra, né sinistra, tali riferimenti devono riguardare anche l’immagine rappresentata del corpo. Teoricamente verso i 6 anni, 6 anni e mezzo, il bambino dovrebbe avere risolto queste problematiche, per potersi confrontare senza difficoltà con la lettura e la scrittura e le cifre numeriche. Per acquisire una corretta scrittura è necessario quindi, orientare le forme grafiche che compongono le parole: una forma che si trova a sinistra rispetto all’altra deve essere eseguita prima e secondo il suo senso grafico. Esiste quindi una trasposizione temporale - spaziale che non è così evoluta in tutti i bambini all’ingresso della scuola elementare. Quindi prima di accedere all’apprendimento del grafismo è necessario che i bambini abbiano potuto risolvere questi imperativi spaziali e orientativi di tipo psicomotorio, pena la difficoltà e a volte l’impossibilità di imparare a riconoscere e riprodurre correttamente i segni grafici, le cifre ed il senso della scrittura.

LE FUNZIONI DELL’AGGIUSTAMENTO MOTORIO

Oltre alle funzioni percettive, bisogna sviluppare nel bambino anche quelle dell’aggiustamento motorio, cioè la capacità di organizzare risposte motorie intenzionali al fine di raggiungere uno scopo. La funzione di aggiustamento organizza la motricità sia nella sua polarità di realizzazione di prassie, cioè movimenti coordinati, ma anche nella polarità espressivo - affettiva della persona. E’ necessario che il bambino possa confrontarsi con le sollecitazioni che gli provengono dall’ambiente sia familiare che scolastico attivando la sua motricità spontanea, condizione di base della disponibilità motoria globale. La facilitazione della risposta motoria globale, sia sul versante della qualità delle coordinazioni dinamiche, sia su quello dell’espressività corporea, è il risultato di una corretta stimolazione, della funzione di aggiustamento, vera condizione di una disponibilità corporea, base del buon sviluppo psicologico dell’Io e dell’immagine del corpo. Inoltre bisogna stimolare, mettendo il bambino in situazioni adatte, il controllo della motricità fine della mano e delle dita, collegate alla motricità visiva, alla coordinazione binoculare ed a tutti i movimenti oculari per leggere e scrivere. L’errore più grossolano che si possa commettere è quello di stimolare in modo specifico la motricità raffinata, dimenticando o sottovalutando la motricità globale, che invece si trova sempre alla base delle possibilità di controllo preciso della motricità fine della mano e delle dita. Infatti nel corso dell’esercizio della motricità globale viene anche evidenziandosi la dominanza motoria o prevalenza del bambino. Per scrivere non è sufficiente saper riconoscere una lettera dell’alfabeto, ma occorre saperla riprodurre anche in forma grafica. La memorizzazione delle parole, infatti, non è tanto visiva e spaziale, quanto cinestesica, cioè collegata alle informazioni che provengono dall’uso del corpo, e che concorrono a formare l’immagine del corpo operatorio, o lo schema corporeo. L’ortografia si fissa infatti non rileggendo più volte la parola, ma attraverso la ripetizione della grafia relativa.

LA PREVALENZA MOTORIA SOTTOCORTICALE

L’immagine del corpo viene caratterizzata dal precisarsi della prevalenza motoria individuale. La prevalenza motoria di un emicorpo rispetto all’altro deriva dalla sede neurologica di localizzazione delle zone di organizzazione e controllo della motricità. Un soggetto destro, ha una predominanza neurologica di carattere tonico e vestibolare, cioè collegate alla manifestazione della forza e della velocità esecutiva dei movimenti, nella parte destra del sistema nervoso centrale. Questo fatto significa che l’innervazione piramidale, (fascio di nervi che portano le informazioni motorie verso i muscoli), che parte da entrambi gli emisferi cerebrali, trasporta in tutte le parti del corpo delle informazioni prassiche, (di organizzazione coordinata dei movimenti) che non sono elaborate a livello degli emisferi cerebrali. Queste informazioni vengono elaborate dalle strutture sottocorticali, e sono trasportate alla parte sinistra del corpo dal fascio piramidale che parte dall’emisfero cerebrale destro, e alla parte destra del corpo dal fascio piramidale che parte dall’emisfero sinistro. La prevalenza tonica, che riguarda la forza muscolare tonica che si esprime durante il mantenimento di una postura, di un emicorpo sull’altro si manifesta quindi sia a livello di muscolatura dell’asse corporeo, tronco e bacino, sia a livello di stato tonico della muscolatura degli arti, sia della muscolatura degli occhi. Lo stato tonico dei muscoli e la coordinazione dinamica vengono organizzate dall’articolato sistema sottocorticale vestibolo - reticolare, facente parte a sua volta del più complesso sistema neuromodulatore.
La prevalenza motoria riguarda, oltre alle mani, anche gli occhi, in quanto l’occhio “direttore” che è il più rapido, s’impone sull’altro e lo porta con sé. Il rispetto di questa prevalenza è un elemento fondamentale per facilitare gli apprendimenti scolastici per due ragioni: la prima per determinare la mano con cui scrivere e la seconda per accedere alla lateralizzazione ed all’orientamento del corpo proprio. La prevalenza motoria va quindi consolidata se già presente, mentre va facilitato il suo emergere qualora il bambino all’ingresso della scuola elementare, mostri ancora una certa ambivalenza. E’ necessario che il bambino si abitui ad utilizzare per scrivere mano e occhio dell’emicorpo prevalente, quindi appartenenti allo stesso emisoma.


DISCORDANZA TRA LE PREVALENZE MOTORIE

Tuttavia ci potrebbe essere discordanza tra la prevalenza motoria degli occhi e quella degli arti superiori, in quanto sono naturali a livello genetico le prevalenze incrociate, anche se molto rare. L’origine di molti casi di dislessia, quindi, non va ricercata in queste prevalenze incrociate naturalmente, ma solo quando “l’incrocio” sia il prodotto di condizionamenti ambientali o relazionali. A questo proposito è molto importante l’indicazione pedagogica dell’insegnante per facilitare la scelta della mano con cui scrivere, che in linea di massima deve corrispondere a quella dell’occhio direttore . Questa scelta presupporrebbe una considerazione e una modalità diversa nell’affrontare il problema già alla scuola dell’infanzia. Nei bambini che presentano problemi di prevalenze incrociate possono emergere delle particolari difficoltà nel rispettare l’orientamento del grafismo in generale, e quello del senso grafico di ciascuna lettera in particolare. Se la prevalenza motoria si trova per esempio nell’occhio sinistro, il suo andamento oculare saccadico lo porterà a muoversi da destra verso sinistra, mentre la scrittura nel nostro codice è orientata al contrario, ed a vedere prima ciò che graficamente viene dopo. Inoltre il bilanciamento degli occhi nella fissazione visiva per la lettura può risentire anche a livello degli altri tipi di motricità oculare.

LA STABILITA’ POSTURALE

La coordinazione del braccio e della mano con cui scrivere sarà tanto più adattata quanto più il corpo del bambino avrà una postura stabile ed equilibrata. Per questo la stabilità della colonna vertebrale è una buona base di appoggio per stimolare la destrezza manuale e delle dita. L’asse corporeo, in particolare la colonna vertebrale, necessita di un’educazione posturale che costituisce un normale contributo all’immagine del corpo. Inoltre questa educazione posturale consente al bambino di avere una sufficiente indipendenza del braccio in rapporto al tronco, limitando le sincinesie e le contrazioni muscolari toniche parassite, che spesso s’instaurano quando si apprende la scrittura. Il problema d’indipendenza braccio-tronco si collega a quello del controllo tonico che consente al bambino di sentire l’alternanza “tensione-rilassamento” che determina la finezza della scrittura, che è un rapido susseguirsi di tensioni rilasciamenti, localizzati ed organizzati sul piano della successione temporale.


CONCLUSIONI

I prerequisiti funzionali agli apprendimenti scolastici sono dunque prevalentemente corporei e motori, il cui sviluppo, collegato a quello del linguaggio espressivo, risulta essere l’elemento facilitante la scolarizzazione del bambino. Questa condizione dimostra che non è così importante lo sviluppo dell’intelligenza nel determinare i disturbi di apprendimento. Spesso è proprio la mancanza di un adeguato sviluppo delle percezioni estero e propriocettive che non consente al bambino di avere un’adeguata rappresentazione mentale per riconoscere i valori quantitativi del numero o per poterli rappresentare correttamente. Per tale motivo l’attenzione educativa posta al servizio dell’accertamento di questo sviluppo, e l’eventuale integrazione o riabilitazione terapeutica degli aspetti psicomotori carenti, sono le condizioni di base su cui bisognerebbe far convergere l’attenzione degli insegnanti e dei genitori. Infatti questi aspetti non sono poi così difficili da acquisire tanto che spesso si accompagnano allo sviluppo naturale, progressivo e armonioso del bambino.


BIBLIOGRAFIA
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