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Dislessia o disturbo d'identità?


di Elena Ester Simonetta

L'affermazione dell'identità individuale è un processo psichico collegato con quello di separazione- individuazione dal corpo materno e all'acquisizione sul piano psichico e corporeo del proprio Sé. Anche le manifestazioni più corporee della persona confermano la tesi Winnicottiana dello "psiche-soma" come manifestazione dell'umanizzazione del soggetto. Quando questo processo è danneggiato, a causa dell'accudimento da parte di un ambiente non sufficientemente buono (Winnicott 75), si possono presentare dei disturbi nell'individuazione dell'identità che assumono una particolare visibilità sul piano degli aspetti corporei.

L'identità come fenomeno biologico – psichico – somatico
Nella mia esperienza clinica ho avuto modo di avvicinare numerosi casi di bambini che presentavano un disturbo nell'affermazione della loro identità e spesso a questo problema si sovrapponevano disturbi d'ansia e disturbi di apprendimento.

La rilevazione più significativa sul piano dell'affermazione dell'identità è stata quella relativa alla difficoltà nell'assumere la propria prevalenza (o dominanza) motoria, come se lo psichesoma che s'incarnava nel loro corpo non fosse il proprio, ma ancora quello appartenente alla madre, o al genitore con il quale avevano avviato processi d'identificazione disturbata o patologica.

A questo proposito è opportuno citare l'indicazione di Winnicott a proposito dell'incarnarsi dello psichesoma. "....Tuttavia la psiche è il luogo dell'elaborazione immaginativa, è la cosa importante ed è quella che tiene insieme gli ingredienti di cui è fatto il Sé, che sarà la base per la struttura. La mente con le sue funzioni cognitive, non è niente a confronto della psiche."(Winnicott 75). Infatti, sempre questo autore affronta il tema dell'affermazione dell'identità infantile, quale elemento della ri- unione con la madre dopo la separazione alla nascita e grazie alla funzione strutturante assegnata alla madre stessa (Gaddini R. 2003). In questi bambini la tendenza all'integrazione, dallo psiche-soma materno all'affermazione del proprio Sé sessuato e desiderante, che muove il corpo somatico nel percorso di trasformazione in corpo erogeno , risulta essere compromessa. Questa compromissione dove il soggetto ha difficoltà implicite nel pensare a se stesso come una persona avente un Io corporeo separato ed individuato si manifestano somaticamente anche nella non affermazione della prevalenza laterale neurologica genetica. Nei bambini da me osservati lo psichesoma si era strutturato come quello del genitore con cui si era sviluppata e mantenuta una dipendenza assoluta. Questo problema si manifesta particolarmente con bambini e pre-adolescenti che presentano un disturbo d'ansia di separazione-individuazione.

In questa situazione, spesso le fantasie inconsce si confondono così con le idee deliranti, ossessive e persecutorie, interferiscono con le risorse interiori più sane impedendo al soggetto di esprimere le proprie reali potenzialità. Il primo legame con la madre è quindi alla base della struttura emotiva della personalità. Questo bambino non riesce a superare l'illusione iniziale di essere tutt' uno con la madre, quindi non riesce a staccarsi e trasformare la figura materna in una presenza interiore.

Zak Goldstein (2003) scrive a proposito della matrice psiche-soma: "...angosce di tipo psicotico accompagnano la perdita di uno stato psicosomatico attendibile che accompagna l'esperienza di abitare in un corpo che appartiene a se stesso, nello spazio e nel tempo."

Sempre per questo autore la nascita somatopsichica è collegata all'essere chiamati a vivere in un corpo, che sarà il luogo dove l'Io vive. "Identità e alienazione sono inseparabili. Questo confine segnerà gli effetti della divisione irreversibile che costituisce la nostra umanità..."

Lore Schacht (2003) infatti afferma a proposito dell'avvenuta separazione tra il bambino e la madre: "L'individuo che ha sviluppato la capacità di essere solo è costantemente in grado di scoprire gli impulsi personali...". Questi bambini non solo non sono in grado di scoprire i loro impulsi personali, ma "incorporano" quelli materni e in seguito li manifestano come personali. Per questi motivi mi sono trovata ad individuare con prove specialistiche di valutazione psicomotoria (Massenz- Simonetta 2002) bambini mancini geneticamente che avevano, dalla nascita sviluppato un destrismo di utilizzazione; ma cosa ancora più singolare, bambini destri alla nascita, che si comportavano come mancini. Berges ( 81) chiarisce molto bene come la prevalenza d'uso non coincida necessariamente con la prevalenza spontanea, traduzione del potenziale genetico.

Le Boulch (89) scrive a questo proposito: "...Se la volontà di coloro che sono intorno al fanciullo prevale sull'intenzionalità di quest'ultimo, vi è motivo di pensare che la lateralità d'uso sarà in funzione, almeno parzialmente,della fantasia degli uni o degli altri, o anche dei rischi dell'imitazione, che può indurre il fanciullo, per necessità d'identificazione, a riprodurre ciò che fa il tale o il tal altro."

Questi bambini non riescono ad avere un vissuto collegato a ciò che realmente sentono, in quanto non percepiscono i due emicorpi come entità separate, seppure interconnesse, e, a partire da questa confusione, non affermano la propria prevalenza naturale. E' ipotizzabile pensare che questa difficoltà sia collegata a quella di differenziazione e separazione tra sé e la madre. La riduzione delle possibilità d'espressione spontanea del proprio sé del bambini, in particolare riguardo la propria prevalenza motoria può trovarsi alla base di molti disturbi funzionali o psicologici.

A livello psicologico la manifestazione di questa non individuazione dello psiche-soma originale può indurre anche inibizione mentale e psicomotoria. L'inibizione intellettiva e quella della condotta rappresentano le psicopatologie più frequentemente riscontrate in riferimento alle difficoltà di apprendimento o all'insuccesso scolastico. Si tratta il più delle volte di bambini, apatici, ma compiacenti, che non hanno reazioni apparenti alla separazione, non hanno opposizioni manifeste, ma utilizzano comportamenti di inibizione psicomotoria. L'inibizione può essere anche il sintomo di una nevrosi monosintomatica o di una depressione, in cui il disinvestimento della libido colpisce selettivamente le competenze cognitive.

Altri comportamenti, che si evidenziano, a livello di manifestazioni funzionali alterate, implicano necessariamente tutta una serie di adeguamenti neurologici "inconsapevoli" alla persona, così complessi e sofisticati, tali da rendere il soggetto incapace di sviluppare attitudini corrette a livello nervoso per realizzare le attività quotidiane. Tra queste attitudini mal organizzate questi bambini presentano: la motricità fine, la motricità cognitiva, la lateralità e l'orientamento nello spazio, la percezione temporale, l'atteggiamento posturale, i movimenti oculari, i meccanismi di conversione fonema- grafema e viceversa, l'attenzione e la concentrazione. In pratica attività funzionali collegate all'organizzazione dei centri sottocorticali che fanno capo al cervelletto ed al sistema vestibolare (Simonetta 2002). La manifestazione più significativa della carenza in questi aspetti funzionali si trova a livello dei disturbi di apprendimento, in quanto la maggior parte dei soggetti che presentano un disturbo d'apprendimento specifico o aspecifico evidenziano anche, ad un'analisi più approfondita, un reale disturbo d'identità, e molto spesso sono depressi. Questa considerazione centrata sul riconoscimento in un grande numero di soggetti dislessici di antecedenti problemi d'identità mi ha spinta a ipotizzare un collegamento "psiconeurocognitivo" tra le due patologie.

Il bambino, sforzandosi di compiacere le aspettative degli adulti, sembra che perda per strada le sue parti più vere e più sane. Di qui la sensazione di non essere reale, di non esistere veramente, e ciò determina il manifestarsi di un'oscura angoscia di disgregazione, che, come ha evidenziato Winnicott, ha spesso le radici nella costruzione di un "falso sé".

Secondo Le Boulch (89) è durante il periodo che va dai 18 mesi ai 36 mesi che emerge la netta preferenza di una mano rispetto all'altra. Nello stesso periodo Winnicott (95) sostiene l'origine delle psiconevrosi infantili, che seguono quello delle angosce depressive.

La manifestazione della prevalenza motoria spontanea e il relativo processo di lateralizzazione giocano un ruolo importante rispetto alla costruzione dell'identità, in particolare sul piano sociale: basta ricordare l'importanza della mano con cui si scrive. La prevalenza manuale spontanea del bambino può rappresentare un fattore di differenziazione e quindi personalizzazione. Alcuni autori hanno riconosciuto l'origine nella mancata affermazione della prevalenza motoria con conseguente incapacità di lateralizzazione come "nevrosi di lateralizzazione" dovuta ad un conflitto interiore estremamente ansiogeno che alcuni soggetti vivono tra la propria tendenza naturale e l'assunzione, per mancata separazione, dello psiche-soma materno. Spesso accade anche una trasmissione plurigenerazionale di questo fenomeno che riguarda le madri simbiotiche. Queste madri, a volte, delegano il proprio ruolo materno, alla propria madre, in quanto ancora totalmente fuse con lei. La madre simbiotica, quindi non s'identifica e non si assume il ruolo materno, bensì trasporta la sua fusione primitiva al figlio; più spesso con figli maschi. Il figlio quindi incorpora, per la con-fusione, la corporeità della mamma o persino della nonna, assumendone le prevalenze motorie e per questo fatto, il conseguente conflitto nevrotico.

In effetti se il bambino si appropria e usa correttamente la mano prevalente, entra in conflitto con la propria falsa identità, se accetta lo psiche-soma della madre, o della nonna, entra invece in conflitto con se stesso e la propria personalizzazione.

La prevalenza motoria manifestazione dell'identità infantile
Questa descrizione ci consente di affermare che la malattia mentale nel bambino, non é malattia dello psichismo in quanto mente, bensì "delle rappresentazioni mentali del corpo" e di come queste vadano ad incidere sullo sviluppo psichico globale. La non separazione, dove la madre ha difficoltà a separare il figlio, la costituzione di un falso-sé, dove la madre si relaziona attraverso identificazione proiettiva, e la simbiosi, dove la madre ed il figlio rimangono totalmente fusi e con-fusi, attaccano il corpo attraverso una modalità che Winnicott ha definito di depersonalizzazione. Il soggetto comincia ad introiettare quando un oggetto è riconoscibile come esterno e separato da sé; mentre incorpora, mette nel corpo, quando non può introiettare, e non può mettere nella mente, cioè nella persona. I disturbi d'identità sono disturbi di mancata personalizzazione, di personalizzazione falsa e qualche volta di reale depersonalizzazione. La mancata affermazione dell'identità personale si evidenzia a livello corporeo attraverso l'assunzione di comportamenti appartenenti allo psiche- soma materno, tra i quali il più evidente nella mia esperienza è quello relativo alla non affermazione della prevalenza motoria naturale.

Dislessia e prevalenza motoria non affermata
L'analisi precedente ci consente di precisare la relazione clinica tra le manifestazioni collegate al disfunzionamento nervoso dei centri sottocorticali, dovuto alla modificazione dell'identità, con l'insorgenza della dislessia al momento dell'acquisizione dell'alfabetizzazione.

Infatti la quasi totalità dei soggetti dislessici, da me osservati, presentava ad una approfondita analisi, le caratteristiche di colui che aveva invertito in entrata ed in uscita i circuiti nervosi relativi al funzionamento oculare. Questo fenomeno sopraggiunge quando, il bambino nato con una dominanza individuale, il più sovente la sinistra, ma non esclusivamente, si trovava ad utilizzare la mano destra per svolgere le attività quotidiane e con questa mano dover iniziare anche il pregrafismo e successivamente l'apprendimento della scrittura.

Le conseguenze di questo aspetto possono essere esclusivamente collegate a difficoltà nella coordinazione e quindi nel controllo delle prassie, esercitate con la mano non prevalente; spesso questi soggetti denotano una certa disgrafia a livello di apprendimento dell'esecuzione motorio- gestuale necessaria per realizzare il codice scritto.

Il fatto più significativo l'ho però riscontrato a proposito della modificazione della prevalenza oculare, conseguenza dell'adeguamento da parte dell'occhio allo spostamento della prevalenza manuale. In particolare, per effetto del funzionamento dei tubercoli quadrigemini, centro nervoso sottocorticale, che coordinano assialmente l'occhio e la mano dello stesso emicorpo, il soggetto cominciava sin da piccolo a seguire la mano utilizzata, non più con l'occhio prevalente, bensì con l'altro, semplicemente perché in linea diretta con la mano. Al momento dell'apprendimento del codice grafico questo tipo di discordanza oculo-manuale aveva ormai organizzato il sistema vestibolare, sistema di filtro ai processi di conversione fonema- grafema e grafema-fonema, in modo disomogeneo e disorientato. Le informazioni cinestesiche oculari in entrata s'incrociano con quelle che organizzano i movimenti efferenti che nel caso della lettura e della scrittura corrispondono ai movimenti saccadici e di poursuit, che realizzano gli automatismi necessari per la lettura e la relativa comprensione del testo letto.

Questa analisi mi porta quindi ad affermare che esiste uno stretto collegamento tra la dislessia, in particolare quella definita da molti autori fonologica (Sartori 89) e la non affermazione della prevalenza oculare naturale, conseguenza di un disfunzionamento vestibolare globale.

Se riconsideriamo l'ipotesi di partenza dove questa non affermazione delle prevalenze motorie oculari, sia dal punto di vista afferente che efferente, è collegata agli effetti corporei del disturbo d'identità, mi viene spontaneo dedurre che debba esistere un collegamento neuropsicologico tra la dislessia ed i disturbi d'identità.

In effetti ciò che porta altri contributi a questa tesi è il fattore terapeutico e riabilitativo dei soggetti dislessici. La mia esperienza e la metodologia terapeutica da me e dai miei collaboratori utilizzata, non solo stimola il recupero del sistema linguistico alla base della conversione fonema-grafema, ma cerca di sollecitare e riorganizzare la totalità funzionale del sistema vestibolare. Senza questa attenzione per l'attività vestibolare globale non è possibile ottenere significativi miglioramenti nei soggetti dislessici o disortografici nella realizzazione delle prestazioni scolastiche di lettura e scrittura, sia in termini di organizzazione degli automatismi, sia in termini di facilitazione alla comprensione.

Bibliografia
• J. LE BOULCH: Lo sviluppo psicomotorio dalla nascita ai 6 anni Roma Armando 1989
• D. W. WINNICOTT : Esplorazioni psicoanalitiche Milano R.Cortina 1995
• BERTOLINI GIANNACOULAS HERNANDEZ : La tradizione winnicottiana Roma Borla 2003
• L. GIACOBAZZI, E. SIMONETTA Muoversi per crescere Brescia La scuola 2001
• E. GADDINI : Note sul problema "Mente-Corpo" rivista S.P.I. 1980
• F. TUSTIN: Autismo e psicosi infantile Roma Armando 86
• D.W. WINNICOTT : Sviluppo affettivo e ambiente Roma Armando 83
• L.CARLI, A. QUADRIO : in Clinica della psicomotricità Milano Feltrinelli 82
- Studio sulla lateralità: nuove prospettive di J.Bergés , A. Harrison, M. Stambak (pag 53-76)
- Osservazioni sulla nozione di asse corporeo di J.Bergés (pag 46-52)
- I dati forniti dall'esame clinico del tono di J. Bergés (pag 137-142)
• M. MAHLER : Le psicosi infantili Torino Bollati Boringhieri 99
• M. MAHLER : La nascita psicologica del bambino Torino Bollati Boringhieri 2000
• AA. VV. Lo psiche-soma. Dalla pediatria alla psicoanalisi Atti del Congresso Internazionale di Milano 97 Istituto Cortivo Editore Padova 97
• G. SARTORI: Lettura : Processi normali e dislessia Il Mulino Bologna 84
• M. MASSENZ E. SIMONETTA : La valutazione psicomotoria
• E. SIMONETTA: "Dislessia : conoscerne gli aspetti psicomotori per aumentarne le possibilità terapeutiche" Riv: Sistema Nervoso e Riabilitazione ed. Cuzzolin Napoli 2002
• D. ALPINI: Il sistema vestibolare e i disturbi di apprendimento. Correlazioni funzionali e percorso diagnostico. Riv: Sistema Nervoso e Riabilitazione ed. Cuzzolin Napoli 2002